DigitalizzazioneRiflessioni teoriche

Quali competenze per digitalizzare la carta. Attenzione agli equivoci e alle parole

Tramite una maling-list alla quale sono iscritto e che tratta di archivi, leggo di una ricerca di personale per l’acquisizione digitale di documenti cartacei tramite l’utilizzo di scanner. Non è la prima che arriva e non è dissimile per contenuti dalle altre. I requisiti richiesti sono “buone competenze informatiche e doti di organizzazione e precisione”.

Il messaggio offre lo spunto per qualche considerazione, magari più sulle scelte linguistiche che sul resto non potendo valutare in poche righe il contorno non scritto dell’attività per cui si cerca personale e il progetto in cui si inserisce. Tuttavia, al candidato si richiedono:

  • buone competenze informatiche;
  • doti di organizzazione;
  • doti di precisione.

Partendo dalla fine, la precisione. D’accordissimo, si tratta di un lavoro manuale che richiede precisione e attenzione. Aggiungerei anche scrupolosità e giudizio. Se ogni tanto una digitalizzazione viene storta, se ci si incastra un capello o se al foglio viene un “orecchio”, c’è poco da fare, va fatta di nuovo. Se poi questi incidenti capitano spesso occorre forse fermarsi, segnalare al responsabile del progetto, riflettere insieme e trovare una soluzione organizzativa per diminuire le imprecisioni.

Ecco, l’organizzazione: in un progetto articolato come la digitalizzazione di un complesso di documenti, ci si attenderebbe che l’organizzazione non sia solo ed esclusivamente dell’operatore allo scanner ma, anche e soprattutto, di chi gli impartisce istruzioni e determina modi e tempi delle attività da condurre per la riuscita del progetto. Con l’auspicio che questa figura sia un archivista.

Infine, le competenze informatiche. A occhio il lavoro richiesto consiste nell’infilare o appoggiare fogli o volumi di carta su un dispositivo meccanico-elettronico, comandarlo tramite un computer, eseguire eventuali operazioni di regolazione, di ritaglio e di salvataggio e rinominazione dei file prodotti. In un XXI secolo, ormai avviato da un po’, in cui la maggior parte delle attività umane non prescinde dall’uso di computer e strumenti elettronici, definire queste “competenze informatiche” suona riduttivo (per l’informatica, si intende). Si confonde un po’ lo strumento (il computer) con la materia (ridurre a immagine digitale un documento su supporto cartaceo).

Ribadisco, non è mia minima intenzione sindacare su chi ha pubblicato l’annuncio (non è l’unico annuncio di queste tenore, l’ho detto), ma solo puntare l’attenzione sulle scelte linguistiche che contribuiscono a formare le percezioni di competenze e profili professionali.

A dirla tutta, in generale, stona anche un po’ che in una rete di archivisti arrivino richieste di questo tipo e non, magari, ricerche di professionisti degli archivi per le attività di ricognizione, riordino, inventariazione e definzioni di dati e metadati di descrizione, propedeutiche alla digitalizzazione in senso stretto dei documenti. Poi, però, non meravigliamoci del modo semplicistico e banalizzante con cui la stampa titola al riguardo della professione dell’archivista.

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Un pensiero su “Quali competenze per digitalizzare la carta. Attenzione agli equivoci e alle parole

  • Costantino Landino

    Ciao Francesco e grazie per lo spunto,

    negli ultimi 4 anni ho seguito molti progetti di digitalizzazione come responsabile lato committente (pubblico) nell’ambito dei beni culturali.
    Sul primo blocco di competenze concordo con te. Precisione, attenzione, scrupolosità, proattività sono capacità necessarie a cui però si devono aggiungere competenze tecniche. E qui si apre un mondo.
    Scansionare un bene culturale richiede conoscenze tecniche ed informatiche; gestione dei colori, gestione degli scannere e delle innumerevoli configurazioni possibili, proattività rispetto agli innumerevoli casi. Aggiungerei poi la cultura del bene che stai acquisendo perchè non è solo una operazione meccanica.

    L’organizzazione è il vero elemento discriminante per comprendere le capacità dell’azienda sia nel guidare gli inesperti sia per condividere le esperienze degli esperti.
    Aggiungerei che il lato professionale umano è anch’esso fondamentale ed una buona organizzazione e una buona azienda in grado di valorizzarlo.

    In merito alle capacità di project management, qui si apre un altro capitolo. Nella mia esperienza non sempre un archivista è in grado di ricoprire immediatamente questo ruolo. E’ necessaria una formazione ed una esperienza spesso lontana dalla normalità del lavoro archivistico.
    Per la quarta volta farò un corso Anai su questo, speriamo di seminare.

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